La Società
| A.S. FOCE UNA STORIA LUNGA 50 ANNI LE ORIGINI E’ la primavera del 1959! Fra un anno Roma ospiterà la sua Olimpiade ed è già euforia nell’Italia sana che crede nei valori dello sport. A Sanremo da tempo, un gruppo di amici si ritrova al bar Milano, rione Foce, subito dopo Via P. Semeria e, tra i tanti argomenti, si parla di creare un nuovo club sportivo, senza dare un preciso indirizzo. Il più appassionato al progetto è il giovane Aurelio Sparago che riesce a convincere un piccolo gruppo di amici a fondare una società sportiva che si dovrà chiamare: Associazione Sportiva FOCE Sanremo. I Padri fondatori, oltre al menzionato Aurelio Sparago, sono: Domenico Baudino, Gino Conti, Dino Berardi, Stefano Vergani e Rino Grammatica. Quest’ultimo già giocatore di calcio del Legnano, suggerirà, quali colori sociali, proprio quelli della squadra che ha lasciato per trasferirsi a Sanremo: BIANCO-LILLA. E’ stilato uno Statuto, che sarà in vigore per circa 40 anni; si va dal notaio Greco, si registra e la A.S.FOCE, 30 maggio ’59 è cosa fatta. Ma a quale sport si dedicherà? In principio si pensa di partecipare ai tornei di calcio amatoriali che vanno per la maggiore tutte le sere d’estate, ma accade un fatto nuovo: la festa di S. Rocco, patrono del quartiere e il Comitato festeggiamenti decide di organizzare una corsa podistica, un giro della Foce. Tutto, però, deve essere fatto a regola d’arte, senza incorrere in problemi assicurativi, amministrativi e altro: bisogna contattare la FIDAL, la Federazione di atletica provinciale, allora guidata da un uomo eccezionale per serietà e abnegazione: il sig. Renzetti di Imperia. La A.S.Foce si affilia alla Fidal e si può correre il Giro della Foce, in piena regola, con tanto di giudici e atleti che provengono da fuori. Vince il genovese Laganà e al secondo posto si piazza un atleta che è la memoria stessa della Foce: Gianpiero Balbo, il primo tesserato della neonata società. Il nuovo club piace a tutti; i fondatori si riuniscono in assemblea e si danno un direttivo: presidente è eletto il geom. Stefano Vergani, segretario Dino Berardi, tesoriere Gino Conti. La sede è fissata presso l’ANCEF (associazione Floricoltori ed esportatori fiori) in Via Gioberti; aumenta il numero dei consiglieri: naturalmente Sparago, Grammatica e Baudino ma anche Umberto Allegretti, Cleo Barsi, Vittorio Azzali, Faustino Baresi, Comencini. Arrivano anche gli atleti e comincia la speranza di un campo di Atletica, un sogno che dura da quasi 50 anni; una Società sportiva con nomi così importanti alla sua guida, tra il ’59 e il ’61, non può sfuggire all’attenzione degli amministratori della difficile città, i quali sfacciatamente mentendo, prometteranno anno dopo anno una pista idonea alle necessità della città. C’è bisogno anche di qualcuno che si curi dei primi atleti tesserati che non sono solo podisti e la ricerca cade sul prof. Lorenzo Pieri, titolare di Educazione Fisica al Liceo Cassini; è un tecnico capace, buon conoscitore degli elementi di base di diversi sport: pallacanestro, pallavolo e anche atletica.
I PRIMI ATLETI E I PRIMI RISULTATI
L’attività agonistica della neonata società A.S.FOCE, negli anni 1960/61 fu prevalentemente podistica; le gare su strada abbondavano; i premi generosi e abbondanti in medaglie d’oro e in natura attivavano molti corridori e li portavano anche fuori dai confini provinciali e regionali. Si creò un nutrito gruppo di “stradaioli” anche nella FOCE, capitanati dal nr.1 Gian Piero Balbo e ricco di discreti appassionati tra i quali citiamo: Remo Scarella, Dino Stillitano, Agostino Siccardi (ora valente giudice di gara), Giuseppe Alberti, Gasciarino. Incerto è il momento esatto nel quale della allegra brigata entrò a fare parte una leggenda della strada: Giuseppe Lombardi di Terzorio. Le trasferte in provincia, per corse inserite nei programmi dei festeggiamenti erano effettuate in auto, con i mezzi messi a disposizione dai vari dirigenti, in particolare dal presidente Stefano Vergani e dai due inseparabili amici Aurelio Sparago e Umberto Allegretti. Fuori provincia e fuori regione si andava in treno ed erano levatacce; si partiva con i primi treni accelerati e si ritornava a notte fonda. Il gruppo, però, era sempre vincente, le coppe e i trofei erano esibiti con vanto e soddisfazione, e col pensiero, già alla prossima trasferta. E’ di questo periodo una corsa classica, organizzata per decenni dalla A.S.FOCE: la “7 REVOUTE“ di Coldirodi, inserita nei festeggiamenti di S.Anna a luglio. Nel frattempo, mentre i nostri podisti imperversavano sulle strade liguri e del basso Piemonte, i velocisti, i saltatori, i lanciatori affilavano le armi per una stagione, il 1962, ricca di ottimi risultati al momento solo maschili. Artefice tecnico era il prof. Lorenzo Pieri, insegnante insigne di Educazione Fisica del Liceo Cassini. Arrivarono i primi record sociali alcuni dei quali ancora oggi di un certo livello. Dobbiamo pensare a come gareggiavano allora questi nostri progenitori sportivi. Le piste erano in terra battuta, le migliori in carbonella. Le scarpette chiodate erano pesantissime, in cuoio e con chiodi da 2/3 cm. conficcati, fissi nella suola; molti, non trovando queste scarpe, gareggiavano con comuni calzature di gomma e tela. Gli allenamenti erano programmati dalla primavera in poi, perché d’inverno correvano solo i fondisti delle campestri. Se dovessimo fare dei confronti con i tempi attuali, ci renderemmo subito conto di quanto quegli atleti fossero degli eroi! Prendiamo ad esempio Alessandro Fiore che apre i record sociali nei m. 400, 800 e 400 ostacoli. In questa ultima gara ha corso in 60”3, un tempone che farebbe comodo anche oggi nei campionati di società. Pensate al salto con l’asta; un bastone di legno, che diventerà poi di alluminio, in mano ad un sanremese che non aveva in città nessun impianto, e non c’erano i sacconi in gomma piuma sui quali atterrare. A Romolo Staunovo hanno detto: ” prendi questo bastone e supera quell’asticella a m. 3,00” E Romolo ha saltato! Poi ha preso il peso da 7,257 kg e lo ha scagliato a 10,98 m. Tutti questi record sono elencati a parte; a noi spetta il compito di giudicarli non tanto per quello che sono sotto l’aspetto tecnico, ma soprattutto per come sono nati ed in quali condizioni e quindi dare il giusto riconoscimento ai tanti pionieri del 1962.
ARRIVA A SANREMO BERTELLOTTI
Alla fine del 1962 il Provveditorato agli Studi di Imperia assegna ad un albenganese il posto di insegnante di Educazione Fisica presso l’attuale Scuola Pascoli, che, allora, non portava alcuna intitolazione ed era un misto tra la nuova scuola media e il vecchio avviamento al lavoro. Questo nuovo ospite di Sanremo si chiama Vittorio Bertellotti, Nanni per gli amici; ha 24 anni ed un discreto passato di atleta alle spalle. E’ stato due volte campione italiano di società della staffetta 4x400, nel 1961 e 1962; è stato componente della squadra delle Fiamme Oro di Padova, due volte campione italiana per società; vanta un tempo notevole sui m. 400: 48"3 e prestazioni anche sui m. 200 e 800. Ma è stato, soprattutto, un attento osservatore degli allenamenti che facevano i suoi compagni di squadra, quasi tutti con la maglia azzurra e tra tutti il campione olimpico Livio Berruti. Armato di penna e quaderno, tra un suo allenamento e un altro, si divertiva a segnare scrupolosamente tutto quanto facevano velocisti, corridori di medie e lunghe distanze, saltatori, lanciatori, marciatori. Oggi, di molte discipline sono cambiati gli attrezzi, le tecniche, le conoscenze fisiologiche legate agli allenamenti, ma fa ancora piacere leggere quegli appunti tra un misto di curiosità e di nostalgia. Da quel momento, naturalmente, nella scuola dove è arrivato il prof. Bertellotti si pratica solo ed unicamente l’atletica con corse veloci, giri di parco a non finire, qualche salto e qualche lancio. Si sparge la voce a Sanremo che l’Atletica è un nuovo sport da praticare e la voce giunge sino ai dirigenti della novella Foce, che contattano questo ingauno, al momento tesserato per la società Italsider di Genova. Per Bertellotti, che non era ancora sposato, significa realizzare un sogno, preparare un progetto anche se gli costerà molti sacrifici legati al fatto che non abita a Sanremo ma a 50 km. di distanza. La tratta Albenga-Sanremo era coperta spesso in treno con partenza alle 6,30 e ritorno alle 15, oppure in auto, se c’erano impegni scolastici al pomeriggio. . Dopo i contatti con i vertici della Foce, si mangiava un panino alle 14, poi allenamenti e, spesso, dopo un altro panino per cena, una bella dormita in macchina per essere sul posto di lavoro il giorno dopo. Il nuovo tecnico della Foce sapeva di poter contare su di un Direttivo appassionato e fiducioso; di poter lavorare in un terreno fertile ma, soprattutto, si rendeva conto che solo dalla Scuola potevano venire le leve atletiche migliori. Manca, è vero, un impianto di atletica, ma è volere troppo! Importanti sono i risultati che arrivano subito perché da qualche parte c’è Qualcuno che ci vuole bene. |
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